Quante volte vi è capitato di entrare in palestra ed affrontare un numero elevato di atleti da allenare, pochi palloni disponibili, materiale insufficiente, spazi palestra ridotti, ecc?
Tutte queste problematiche sono abbastanza frequenti nell’allenamento di una squadra giovanile ma non devono compromettere, se non parzialmente, la qualità della proposta tecnica.
Se nell’ambito del lavoro prettamente fisico, l’approccio a stazioni o a circuito ha già ampiamente dimostrato la sua efficacia in termini di organizzazione e di risultati, in ambito tecnico questo approccio risulta strategico proprio per risolvere le problematiche sopra citate e per ottimizzare alcuni parametri decisivi quali il volume di ripetizioni svolte e il controllo dell’allenamento stesso.

LE VARIABILI
Numero di atleti: condiziona in maniera sensibile il numero di stazioni del nostro allenamento e quindi il numero di gruppi che si alleneranno con- temporaneamente.
Tasso tecnico degli atleti: la disomogeneità di livello degli atleti richiede attenzione nel modulare obiettivi, stimolo e parametri degli esercizi (es.: altezza della rete), per rendere il tutto allenante.
Ridondanza del materiale: più materiale è presente (palloni, canestri, elastici, …) più saranno le stazione a poterlo utilizzare. Costituisce quindi un vincolo importante nell’organizzazione dei contenuti di ogni singola stazione.
Spazi utilizzabili: se lo spazio rete è limitato ad un campo, diventano strategici gli spazi di fuga esterni al campo stesso, all’interno dei quali possiamo organizzare stazioni di lavoro, selezionandone accuratamente i contenuti e utilizzando attrezzature ausiliarie.
Lo staff: più allenatori sono disponibili e meglio sarà articolato il lavoro. Il numero di tecnici condiziona in maniera decisiva le tipologie di stazioni che formeranno il circuito.
I contenuti: le esercitazioni possono essere di natura atletica oppure tecnica. Va posta molta attenzione ai contenuti tecnici che necessitano del campo e della rete, perché questi ultimi costituiscono frequentemente il vincolo principale.
Il tempo: la durata del circuito va ad incidere in maniera diretta sulla durata delle singole stazioni, una volta fissato il numero di queste ultime. Vanno inseriti, nel calcolo complessivo della durata del circuito, i tempi di riposo e di setup delle stazioni al termine di ciascuna rotazione dei gruppi.

L’ORGANIZZAZIONE DEI GRUPPI
La suddivisione in gruppi degli atleti si può fare seguendo diversi criteri, in base alle necessità:
per ruoli: garantisce specificità nell’esecuzione degli esercizi tecnici;
per tasso tecnico o per età: agevola la modulazione della difficoltà degli esercizi che non avviene nell’ambito di un gruppo, ma di gruppo in gruppo;
casuale: se i contenuti del circuito sono particolarmente generici e una suddivisione casuale non comporta problemi nell’esecuzione, possiamo adottare questo criterio.

In generale la suddivisione deve orientarsi verso la facilitazione dell’esecuzione dei singoli esercizi e nella gestione ottimizzata del circuito stesso. È quindi importante che i gruppi non siano troppo numerosi (4-6 atleti per gruppo) e troppo disomogenei per la tipologia di esercizi proposti.
In alcuni casi può accadere che parte degli atleti non percorrano il circuito di lavoro di stazione in stazione, ma restino localizzati in una singola stazione nella quale sono impegnati in esercizi differenti a seconda del gruppo coinvolto. Tipicamente gli alzatori sono i candidati a questo tipo di ruolo.

L’ORGANIZZAZIONE DELLE STAZIONI
Fissati i gruppi in cui suddividere gli atleti, occorre creare un numero di stazioni pari al numero di gruppi scelto. A questo punto cominciano ad incidere in maniera decisiva le variabili sopra citate. In primo luogo distinguiamo due grandi famiglie di stazioni: quelle a contenuto tecnico e quelle a contenuto fisico. Vediamo quindi le tipologie di stazioni e le loro prerogative principali:
STAZIONI TECNICHE / FISICHE A INTERVENTO DIRETTO: tipologia che richiede l’intervento diretto dell’allenatore in termini di utilizzo degli attrezzi, pallone compreso. È evidente che il loro numero non può mai essere superiore al numero di tecnici presenti in palestra.
STAZIONI TECNICHE / FISICHE AUTONOME: lo svolgimento degli esercizi previsti non necessita dell’intervento dell’allenatore, il quale può controllare l’operato senza intervenire direttamente se non per effettuare le correzioni dovute.

Fissate le tipologie di stazioni ed il loro numero, dobbiamo articolarle per contenuti e anche in questo caso abbiamo due possibili categorie:
STAZIONI A CONTENUTO SPECIFICO: l’esercitazione proposta cambia (contenuto o caratteristiche di esecuzione) in maniera camaleontica in funzione del gruppo presente, per rispettarne le esigenze specifiche (ruolo, lateralità, capacità tecniche, …).
STAZIONE A CONTENUTO GENERICO: la tipologia di lavoro svolto è indipendente dal gruppo presente.

Da questa classificazione scaturiscono alcune considerazioni importanti:
un allenatore con ottime doti di controllo del pallone andrà inserito nelle stazioni tecniche ad intervento diretto;
un allenatore può controllare più stazioni autonome e gestire anche il funzionamento coordinato di tutto il circuito, in termini di tempistiche ed effetti collaterali (circolazione dei palloni, problemi con il materiale, ed eccezioni varie);
resta ora da organizzare l’intero circuito ed il suo funzionamento, per rendere il tutto efficiente e con pochi effetti collaterali i quali sono, nella maggioranza dei casi, dipendenti dal tempo, dal recupero dei palloni e dalle interferenze tra le singole stazioni nella gestione degli spazi.

STRUTTURA DEL CIRCUITO
Abbiamo stabilito come suddividere i nostri atleti, come selezionare le stazioni e i loro contenuti ed infine come assegnare i tecnici alle relative stazioni. Resta da definire il funzionamento dell’intero sistema in termini di tempo e organizzazione. Vediamo alcuni punti essenziali:
Posizionare ogni singola stazione nella miglior zona possibile per evitare interferenze tra le stazioni stesse (palloni e quant’altro), rispettarne i contenuti ed avvicinarla ad eventuali attrezzature fisse. Qualora due stazioni fossero affini per contenuti (una il naturale prosieguo dell’altra) meglio disporle consecutivamente.
Stabilire un verso di rotazione delle stazioni che rispetti il più possibile i contenuti e gli eventuali lavori di trasformazione.
Stabilire i tempi di riposo dopo un certo numero di stazioni (2, metà circuito, …).
Ricordare agli atleti di ripristinare il materiale nelle condizioni iniziali, al completamento della stazione.
Fissare il tempo massimo (soglia) di esecuzione di ciascuna stazione, pari al tempo totale dell’intero circuito diviso il numero di stazioni.

Ogni stazione è rappresentata schematicamente su di un foglio, il quale verrà collocato nell’area dove la stazione si svolgerà. Oltre alla descrizione verbale, la rappresentazione visiva aiuta gli atleti nella comprensione dei contenuti e nella corretta esecuzione degli stessi.

Distinguiamo due tipologie di circuiti:
CIRCUITO SINCRONO: ciascuna stazione organizza i propri esercizi sapendo che allo scadere del tempo (segnale acustico), si dovranno ruotare i gruppi. La durata di ogni stazione è deterministica e l’organizzazione degli esercizi deve tenere conto di questo, controllando il volume di ripetizioni con precisione.
CIRCUITO ASINCRONO: le stazioni hanno durata variabile (Es: esercizi con obiettivi di punteggio), ma in ogni caso non oltrepassa la soglia stabilita per ciascuna rotazione. I contenuti possono quindi essere ad obiettivo e non necessariamente a ripetizioni fissate.

Nell’ambito dei circuiti asincroni, ogni stazione presenterà un esercizio che chiameremo “Jolly”. Gli atleti eseguiranno quest’ultimo al completamento della stazione, qualora gli altri gruppi debbano ancora terminare. L’esercizio Jolly ha una doppia funzione: sincronizzare l’intero sistema senza lasciare gli atleti fermi in attesa e preparare gli atleti alla stazione successiva. Ecco che l’esercizio Jolly dovrebbe richiamare i contenuti del lavoro successivo previsto dalla rotazione.

UN ESEMPIO DI STAZIONE


Vediamo ora uno schema di stazione da inserire in un circuito e le singole voci che la costituiscono: la stazione è identificata da un numero (3) e dai parametri di esecuzione (serie, ripetizioni, eventuale obiettivo, la durata massima). Poi vengono inseriti: l’oggetto dell’esercizio, il numero di giocatori impiegato ed il materiale occorrente. Una descrizione verbale ed un insieme di figure spiegano la corretta esecuzione dell’esercizio. Nell’ultima riga l’esercizio Jolly.


Infine, la collocazione spaziale della stazione all’interno del circuito. Possiamo classificare questa stazione come fisico-tecnica /autonoma /sincrona (non c’è obiettivo di punteggio) / a contenuto generico (muro per tutti). Qui un esempio di circuito sincrono organizzato con 3 stazioni delle quali una specifica. Suddivisione dei giocatori in 3 gruppi (indicati con colori diversi) organizzati per lateralità. Tutti i parametri sono indicati nella figura.

Grazie per l’attenzione e buon allenamento a tutti!