Gentili lettori, dal momento che il semplice titolo dell’articolo centra perfettamente l’argomento che tratteremo nelle prossime righe, considerata l’assoluta centralità della questione, visto che trattasi di ordinaria amministrazione con la quale quotidianamente ogni gestore necessariamente si trova ad avere a che fare, partiamo “a bomba”! Cosa può accadere quando un soggetto si reca presso un’Associazione Sportiva ed intende partecipare alle attività da questa proposte?

1) Primo caso:
– l’aspirante socio compila la domanda di ammissione;
– il Consiglio Direttivo si riunisce e valuta la/e domanda/e presentata/e ratificando l’accoglimento (o meno) attraverso apposito verbale;
– il Consiglio Direttivo o qualcuno per lui comunica all’aspirante socio che la sua domanda . stata accettata e che pu. pertanto considerarsi “socio” a tutti gli effetti;
– il socio paga la quota associativa (ed eventuali ulteriori quote attività);
– si contabilizza l’incasso della quota sociale incassata.

2) Secondo caso:
– l’aspirante socio compila la domanda di ammissione e versa contestualmente la quota associativa ed eventuali ulteriori quote attività; il Consiglio Direttivo si riunisce approvando (o meno) le domande di ammissione a socio che sono state presentate e sottoscritte da soggetti che già hanno versato una quota SOCIALE quand’anche non “soci” a tutti gli effetti.

3) Terzo caso:
– l’aspirante socio paga la quota associativa ed eventuali ulteriori quote attività senza che il Consiglio Direttivo deliberi alcunchè in relazione al nuovo iscritto.

Ebbene come molti immagineranno dei tre casi prospettati solo uno è quello corretto… perchè solo uno è in grado di certificare che:
– la gestione dell’Ente si ispiri realmente al principio di democraticità, e questo dal momento che l’ammissione o meno di un socio risulta soggetta ad una decisione collegiale e non al libero arbitrio di uno;
– il pagamento di una quota “sociale” provenga da un soggetto che ufficialmente ed a tutti gli effetti possa fregiarsi della qualifica di “socio”, ottenuta in precedenza (come potrebbe infatti un aspirante socio versare una quota “associativa/sociale” quando ancora “socio” non è?).
In altre parole il solo primo caso rappresenta la modalità corretta di gestione del tesseramento, dal momento che approvazioni tacite, approvazioni automatiche decorsi un certo numero di giorni dalla presentazione della domanda, approvazioni implicite, ecc … sono assolutamente pericolose e inidonee!

COSA DICE LA LEGGE?
D.P.R. 22.12.1986 n. 917, G.U. 31.12.1986 – Art. 148.3: “Per le associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona non si considerano commerciali le attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti, di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un’unica organizzazione locale o nazionale, dei rispettivi associati o partecipanti e dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali, nonché le cessioni anche a terzi di proprie pubblicazioni cedute prevalentemente agli associati”.

COSA SIGNIFICA?
Premesso che:
– il pagamento di una quota decommercializzata per un’Associazione può pervenire solo da un soggetto in possesso della qualifica di socio;
– la conferma dell’attribuzione di detta qualifica (ovverosia quella di socio dell’Associazione PIPPO) può avvenire esclusivamente mediante una riunione di Consiglio Direttivo, che esamina un certo numero di domande e le approva o meno,
– la richiesta di pagamento della quota associativa annuale (oltre che di eventuali quote attività) puà avvenire solamente dopo la presentazione e approvazione della domanda.

CONCLUSIONI:
non è possibile prevedere/richiedere il pagamento di quote di qualsiasi natura ad aspiranti soci contestualmente alla presentazione della domanda di ammissione da parte degli stessi in quanto, non avendo ancora il Consiglio Direttivo approvato la loro domanda, detti soggetti risultano a tutti gli effetti “terzi” e non soci. Spesso i verificatori sono portati a ritenere che le Associazioni che richiedono un pagamento contestuale alla compilazione della domanda di ammissione siano da ritenersi veri e propri “negozi”, in cui si individua un “prodotto/servizio” e lo si acquista, senza divenire parte di un sistema, cui nella forma e nella sostanza sono per. connesse le agevolazioni, anche fiscali. Un esempio a conferma di quanto appena esposto è stata la chiusura ad aprile 2014 di un ”circolo notturno” per il seguente motivo: “non sarebbe possibile ammettere come nuovi soci coloro che si presentano all’ingresso durante la sera stessa di un evento. In pratica, l’ingresso sarebbe consentito solo alle persone già in possesso della tessera del circolo”. Un altro esempio più recente ma del tenore analogo risale allo scorso dicembre 2014, quando a Padova il Sindacato dei Locali da Ballo ha denunciato proprio questo aspetto concludendo il suo intervento con queste parole: “Uno schermo per poter godere di facilitazioni riservate alle Associazioni. Attenzione, se un locale è molto grande e si rilascia la tessera ogni serata a chiunque arrivi, difficilmente potrà essere un circolo vero”….. È stato realizzato un vademecum che a breve verrà consegnato anche alle Forze dell’Ordine per aiutarle nelle operazioni di contrasto”.

Per ulteriori richieste specifiche e/o di approfondimento, si precisa che il presente articolo è stato predisposto a cura di:
Dott. Stefano Bertoletti
Dott. Gabriele Aprile
Dott. Alberto Gambone

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Pubblicato su Scuola di Pallavolo Anderlini News n.88/2014

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