Ogni anno aumenta l’impegno scolastico e pallavolistico. Come faccio?

Durante una gara piuttosto concitata è facile esplodere di rabbia contro un avversario che sottorete ci stuzzica o inveire contro il nostro allenatore che sceglie di non farci giocare in una finale di campionato. L’impulsività è una caratteristica innata dell’essere umano, che di per se non può essere considerata disadattiva, ciò che è disfunzionale è l’incapacità di esercitare l’opportuno controllo su di essa e sviluppare un’adeguata autodisciplina.
Noi siamo responsabili del nostro comportamento, siamo responsabili delle circostanze nelle quali ci troviamo, per quanto difficili ci possano sembrare, ed il nostro ambiente riflette esattamente ciò che abbiamo costruito. Può essere difficile concepire di essere responsabili di una scelta arbitrale sbagliata o di una decisione non condivisa di un allenatore. In realtà noi stessi ci siamo messi in quelle condizioni ed abbiamo scelto di essere lì, di affrontare il rischio di perdere, così come di non giocare. Questo significa che nel contesto sportivo è necessario imparare a tollerare ciò che non piace, ciò che avvertiamo come ingiusto e lontano dai nostri desideri. Per fare questo è necessario avere delle limitazioni, dei paletti quali ad esempio le regole. In tutto ciò rientra anche l’allenamento noioso o la necessità di impiegare il pomeriggio sui libri.

Esistono regole, valori, norme e principi morali condivisibili per raggiungere la costruzione di una comunità sempre più civile. Esistono le regole per aiutare gli individui a rispettare la libertà altrui, per riconoscere i confini dell’altro. In un contesto di mutuo rispetto diventa più facile sapere cosa può succedere e cosa attendersi dall’altro evitando, in questo modo, catastrofizzazioni o eventi imprevedibili altamente spiacevoli. Esistono regole, implicite ed esplicite, ma che si sposano con la nostra società, con il nostro contesto sportivo, che apparentemente sembrano dure ma che, poi, ci indicano la strada maestra e diventano i nostri fari nei momenti più bui. Questa disciplina è fondamentale, altrimenti tutti vorremmo tutto, in ogni momento: vorremmo sempre giocare, vorremmo sempre vincere, vorremmo essere i più belli, i più amati ed i più intelligenti. Sarebbe difficile tollerare di non poter avere, di non poter essere, di avere sentimenti ed emozioni di frustrazione.

Tuttavia se queste esperienze avverse avvengono in un contesto coerente e controllabile, diventa più facile percepire che cosa potrà succedere ed armarsi di strumenti per affrontare la difficoltà. Ecco perché dell’esistenza delle regole. Una regola, intesa come valore o principio morale, può essere considerata anche come obiettivo da raggiungere. Ad esempio una difficoltà presente in tantissimi atleti di svariati gruppi squadra è quella di riuscire ad organizzare il proprio tempo per essere sempre presente agli allenamenti e per avere un andamento costante e sufficiente sia a scuola che a pallavolo, ovviamente, senza trascurare un bisogno caratteristico dell’età: le uscite con i coetanei.

La non organizzazione comporta difficoltà nel breve e nel lungo termine. Spesso il lasciare indietro i compiti significa andare a casa dopo l’allenamento e fare tardi per completare lo studio necessario per il giorno dopo. Le conseguenze sono di dormire meno del necessario e arrivare a scuola l’indomani stanchi con una preparazione al limite della sufficienza. Se poi l’allenamento è andato male perché avevo il pensiero del compito in classe allora avremmo fallito in due ambiti, percependo emozioni di noia, frustrazione, rabbia e tristezza. Le conseguenze nel breve termine possono essere limitate: un allenamento sbagliato, un compito in classe andato malino e un po’ di emozioni negative. Nel lungo termine le conseguenze possono essere molto più serie: recuperare molte ore di studio, accumulo di programma non studiato, maggiori difficoltà di comprensione, sensazioni di incapacità, stanchezza e soprattutto punizioni che vietano di uscire. Il prolungarsi di situazione negative allertano i nostri genitori che tenderanno ad aumentare il controllo e a limitarci sempre di più nelle scelte e nelle attività piacevoli in quanto non più depositari della loro fiducia.

Ponendo attenzione alle conseguenze a cui un nostro comportamento può portare è facile osservare che abbiamo un grosso potere se sappiamo tollerare ed accettare nell’immediato momenti di fatica e noia. Inoltre il sentirci capaci non fa altro che rinforzare la nostra autostima e non ultimo rendere piacevole e più motivante ciò che facciamo quotidianamente, semplicemente regolando il nostro comportamento.

Pubblicato su Scuola di Pallavolo Anderlini News n.86/2014

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