Ciao a tutti. Mi chiamo Andrea Strozzi, ho 40 anni e la cosa che più mi preme in questo momento è trasmettere ai lettori di “Scuola di Pallavolo News” la gioia che provo nel portare a tutti loro il messaggio di LLHT.
“Low Living High Thinking” (vivere basso e pensare alto), è una formula magica che ho scoperto alcuni anni fa, nella prefazione dell’edizione italiana di “Walden, ovvero vita nei boschi” di H. D. Thoreau, il filosofo americano dell’Ottocento che molti di noi ricordano per le sue celebri massime del film “L’attimo fuggente”.
Credo a tal punto nella portata di questo messaggio, da aver creato a fine 2012 un progetto interamente finalizzato a divulgare l’importanza di un cambiamento effettivo e radicale delle nostre scelte di vita, mediante il sostanziale ripensamen- to del ruolo sociale di ciascun essere vivente, concepito come veicolo pri- mario di un benessere collettivo e, solo indirettamente, individuale.
Per rendere ancor più credibile il mio impegno, a inizio 2014 ho scelto di testimoniarne direttamente l’urgenza, dimettendomi da un incarico prestigioso e ben remunerato, per dedicarmi attivamente alla sua promozione.
Per farlo, uso due discipline note a tutti noi e che, per professione e per passione, in questi anni ho approfondito: l’economia e la sociologia.
In questi due “serbatoi” è stato fin troppo facile trovare gli elementi utili a capire cosa non stia funzionando nel modello di sviluppo occidentale, per poi sostituirlo con gli insegna- menti di altre due discipline che, invece, sono purtroppo meno note: la decrescita e la bioeconomia.
Ma non corriamo! Pian piano, in questa rubrica impareremo a conoscerle per quello che realmente sono, e non per come una certa cultura mainstream vorrebbe invece che le intendessimo. Sgomberiamo quindi subito il campo dagli equivoci: “decrescita” non significa “crescita negativa” e “bioeconomia” non è l’economia del settore “bio”.
Vivere basso e pensare alto è un’espressione che ha la fortuna di parlare da sola: in queste quattro parole sono infatti perfettamente custoditi i due più importanti precetti che que- sta difficile congiuntura storica, economica e sociale ci suggerisce di applicare. Vivere cioè più vicino al suolo e lasciare la testa libera di esprimersi ai massimi livelli, decolonizzando l’immaginario dominante e – perché no? – architettandone uno nuovo.
Concretamente, vivere basso significa emanciparsi volontariamente e consapevolmente dalla perversa logica dell’accumulo incondizionato, di cui è impregnato da oltre due secoli il tessuto socioeconomico occidentale. Significa cioè fare i conti con i nostri bisogni primari, escludendo dalle nostre agende tutto ciò che si rivela accessorio.
Da un punto di vista comunicativo, sto cercando di far convergere su un unico terreno di confronto le troppe certezze di cui è impregnato il “mondo” che ho abbandonato (quello competitivo e alienante, che ha nel profitto il suo unico dogma) e le trop- pe titubanze che ancora registro nel “mondo” che già nel 2004 cominciai ad abbracciare (quello cooperativo e rigenerante, che ha nelle dinamiche vernacolari il suo principale valore aggiunto). Il termine “vernacolare”, che credo tornerà presto di moda, rimanda direttamente alla dimensione della reciprocità. Il recupero della dimensione convivale dell’esistenza è il principale punto fermo dell’intera e vastissima trattazione di Ivan Illich, a mio parere il più grande pensatore del Novecento, nonché padre puta- tivo della decrescita: vernacolare è ciò che si ispira ai criteri di mutualità, di scambio e di assistenza su base domestica e comunitaria, con il de- nominatore comune del piacere della condivisione.
Non a caso, infatti, qualcuno già parla di sharing-economy.
Di carne al fuoco, avete visto, ce n’è parecchia! Quando un modello sociale, economico ed ambientale denuncia in tutta evidenza le sue enormi falle, è inutile ostinarsi a suonare l’orchestrina, ballando e facendo finta di nulla, come avvenne durante l’inabissamento del Titanic.
Occorre invece affidarsi a nuovi schemi concettuali e operativi con cui guardare al futuro, dotandosi di nuove soluzioni relazionali, abitative, comunicative, di mobilità, organizza- tive e persino imprenditoriali.
E, di tutto ciò, il mondo dello sport non potrà che essere un veicolo primario.
Buon cambiamento!

Pubblicato su Scuola di Pallavolo Anderlini News n.86/2014

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CHE COS’E’ LLHT?, 28 novembre 2014

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