L’approssimarsi della fine dell’estate rappresenta il momento in cui le famiglie iniziano ad interessarsi del luogo dove far praticare un’attività sportiva al proprio figlio. Una scelta che, se all’apparenza non presenta grandi difficoltà, vista la moltitudine di offerte che le società sono in grado di proporre, in realtà rappresenta un momento chiave nello sviluppo educativo di un bambino.
Una scelta oculata, infatti, permetterà al ragazzo di crescere in un ambiente sano e stimolante, dove potersi esprimere in maniera libera e creativa, migliorando le proprie abilità fisiche e tecniche. Ma perché arriviamo a parlare di scelta oculata? Non è prerogativa di tutte le società offrire tali obiettivi?
Queste domande, e la constatazione che purtroppo la risposta non è sempre affermativa, ci portano ad interrogarci su quale ruolo stia assumendo oggi la società sportiva? È un “baby parking” dove le famiglie lasciano temporaneamente i propri figli o è qualcosa di più? Se ci pensiamo bene, le società sportive rappresentano uno dei luoghi dove, al di fuori della scuola, i ragazzi trascorrono la maggior parte del loro tempo libero. Le società sportive (ed è bene che ciascun dirigente o allenatore lo tenga sempre bene a mente) hanno dunque una responsabilità enorme, perché rappresentano un soggetto che, assieme alle famiglie, contribuisce a costruire il futuro dei ragazzi. È necessario quindi che società e famiglie arrivino ad una consapevolezza reciproca del proprio ruolo, un coordinamento che non sia solo temporaneo, ma che porti allo sviluppo di un patto educativo rivolto al bene dei ragazzi, un’adesione ad un progetto condiviso che la società propone per la crescita umana e sportiva dei ragazzi.
Questo rapporto fiduciario tra famiglie e società passa però necessariamente da una terza figura che rappresenta l’interfaccia per ciascuno dei due soggetti: l’allenatore. Infatti, come una famiglia si rapporta con la società direttamente attraverso l’allenatore o istruttore del proprio figlio, così la società si mostra all’esterno attraverso le scelte e i comportamenti del proprio allenatore e su queste viene giudicata. È quindi fondamentale che tale figura sia pienamente coinvolta nelle scelte strategiche e negli obiettivi societari e che sia pronto a “sposare” il progetto educativo della società. Questo perché l’allenatore rappresenta una sorta di leader del gruppo; è una persona cui normalmente i ragazzi danno ascolto e si affidano; se l’allenatore è “discosto” rispetto alla linea societaria è un problema esiziale che porterà ad un rallentamento significativo dei progetti e dei percorsi societari. La priorità per una società non deve essere dunque quella di avere l’allenatore migliore sulla piazza, quanto invece avere l’allenatore giusto al posto giusto. Una società non deve ricercare l’allenatore il cui obiettivo sia unicamente la vittoria, senza se e senza ma, bensì deve
volere una persona che anteponga la crescita educativa dei ragazzi, conscio che da uno sviluppo del lato “umano” ne potrà venire di conseguenza anche quello del lato “giocatore”.
Siamo dunque pronti a metterci in gioco in maniera nuova e consapevole? Abbiamo fiducia nei nostri allenatori? Siamo pronti a coinvolgerli nelle nostre scelte e partire con un percorso a tratti sconvolgente? Da queste risposte non solo dipenderà il nostro futuro, ma soprattutto quello dei nostri ragazzi e delle loro famiglie.